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Dove andiamo quando ci addormentiamo
Addormentarsi non è spegnersi: è partire. Al bordo del sonno il giorno torna, la memoria si riordina, un mondo si costruisce. E al volante quella partenza comincia prima di quanto ci accorgiamo.
Diciamo che "cadiamo" nel sonno, come dentro il nulla. Ma non cadiamo nel nulla: partiamo. L'addormentarsi non è un interruttore che scatta, è un passaggio con le sue tappe. E il primo tratto ha un nome: lo stato ipnagogico, la soglia in cui non siamo più svegli e non ancora nel sonno.
Lì, al bordo del sonno, il giorno torna. Le immagini di quello che abbiamo fatto risalgono da sole. Robert Stickgold lo ha mostrato con un gioco: chi aveva passato ore a incastrare i blocchi del Tetris, addormentandosi li rivedeva cadere dietro le palpebre. E li vedevano anche pazienti amnesici, che non ricordavano di aver giocato: il cervello rigioca la giornata prima ancora che la memoria cosciente possa raccontarla (Stickgold e colleghi, 2000). Alla porta del sonno bussa il giorno appena trascorso.
E non è tempo perso: mentre dormiamo, il cervello archivia. La memoria viene riorganizzata, spostata, consolidata; l'ippocampo ripassa alla corteccia ciò che ha vissuto, e ciò che conta resta (Rasch e Born, 2013). Andiamo a dormire anche per mettere in ordine dove siamo stati.
τῶν κοιμωμένων ἕκαστον εἰς ἴδιον ἀποστρέφεσθαι
greco · Eraclito, frammento 89
"i dormienti, ciascuno si volge in un mondo suo." I svegli, dice, hanno un mondo solo e comune; nel sonno ognuno parte per un altrove privato.
Perché un mondo, nel sonno, viene costruito. Il sogno non abita solo il sonno REM: il cervello genera un'esperienza, un luogo, e lo si vede accendersi in una zona posteriore quando il sogno c'è (Siclari e colleghi, 2017). Non andiamo nel niente: andiamo in un posto che il cervello fabbrica.
Allora, dove andiamo quando ci addormentiamo? Andiamo dentro, in una officina: il giorno viene rigiocato, riordinato e rifatto in un mondo. Non uno spegnersi, ma una partenza, con le sue tappe.
E la strada? Sulla strada quella partenza non chiede permesso. Crediamo che addormentarsi sia istantaneo, una linea che non attraverseremo per sbaglio. Non lo è: è uno scivolamento a tappe, e al volante la prima tappa - l'immagine ipnagogica che non è più la strada, il pensiero che parte - è già il congedo. Il microsonno è questo stesso passaggio, rubato. Il pericolo è credere la porta lontana quando ci siamo già appoggiati.
Non cadiamo nel sonno: partiamo.
E al volante il viaggio comincia prima di quanto ci accorgiamo.
Prima di metterti in viaggio su strada, ricorda che ne esiste un altro che può cominciare da solo.
Continua sulla soglia: Cosa succede quando meditiamo →Fonti
Stickgold R, Malia A, Maguire D, Roddenberry D, O'Connor M. Replaying the game: hypnagogic images in normals and amnesics. Science 290(5490):350-353, 2000. DOI 10.1126/science.290.5490.350.
Rasch B, Born J. About sleep's role in memory. Physiological Reviews 93(2):681-766, 2013. DOI 10.1152/physrev.00032.2012.
Siclari F, Baird B, Perogamvros L, et al. The neural correlates of dreaming. Nature Neuroscience 20:872-878, 2017. DOI 10.1038/nn.4545.
Eraclito, frammento 89 (Diels-Kranz 22 B89), tramandato da Plutarco. Testo presocratico.