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Dove andiamo quando ci addormentiamo

Addormentarsi non è spegnersi: è partire. Al bordo del sonno il giorno torna, la memoria si riordina, un mondo si costruisce. E al volante quella partenza comincia prima di quanto ci accorgiamo.

Pubblicato: 19.07.2026
Pubblicato· copertina dedicata in arrivo

Diciamo che "cadiamo" nel sonno, come dentro il nulla. Ma non cadiamo nel nulla: partiamo. L'addormentarsi non è un interruttore che scatta, è un passaggio con le sue tappe. E il primo tratto ha un nome: lo stato ipnagogico, la soglia in cui non siamo più svegli e non ancora nel sonno.

Lì, al bordo del sonno, il giorno torna. Le immagini di quello che abbiamo fatto risalgono da sole. Robert Stickgold lo ha mostrato con un gioco: chi aveva passato ore a incastrare i blocchi del Tetris, addormentandosi li rivedeva cadere dietro le palpebre. E li vedevano anche pazienti amnesici, che non ricordavano di aver giocato: il cervello rigioca la giornata prima ancora che la memoria cosciente possa raccontarla (Stickgold e colleghi, 2000). Alla porta del sonno bussa il giorno appena trascorso.

E non è tempo perso: mentre dormiamo, il cervello archivia. La memoria viene riorganizzata, spostata, consolidata; l'ippocampo ripassa alla corteccia ciò che ha vissuto, e ciò che conta resta (Rasch e Born, 2013). Andiamo a dormire anche per mettere in ordine dove siamo stati.

τῶν κοιμωμένων ἕκαστον εἰς ἴδιον ἀποστρέφεσθαι

greco · Eraclito, frammento 89

"i dormienti, ciascuno si volge in un mondo suo." I svegli, dice, hanno un mondo solo e comune; nel sonno ognuno parte per un altrove privato.

Perché un mondo, nel sonno, viene costruito. Il sogno non abita solo il sonno REM: il cervello genera un'esperienza, un luogo, e lo si vede accendersi in una zona posteriore quando il sogno c'è (Siclari e colleghi, 2017). Non andiamo nel niente: andiamo in un posto che il cervello fabbrica.

Allora, dove andiamo quando ci addormentiamo? Andiamo dentro, in una officina: il giorno viene rigiocato, riordinato e rifatto in un mondo. Non uno spegnersi, ma una partenza, con le sue tappe.

E la strada? Sulla strada quella partenza non chiede permesso. Crediamo che addormentarsi sia istantaneo, una linea che non attraverseremo per sbaglio. Non lo è: è uno scivolamento a tappe, e al volante la prima tappa - l'immagine ipnagogica che non è più la strada, il pensiero che parte - è già il congedo. Il microsonno è questo stesso passaggio, rubato. Il pericolo è credere la porta lontana quando ci siamo già appoggiati.

Non cadiamo nel sonno: partiamo.

E al volante il viaggio comincia prima di quanto ci accorgiamo.

Prima di metterti in viaggio su strada, ricorda che ne esiste un altro che può cominciare da solo.

Fonti

Stickgold R, Malia A, Maguire D, Roddenberry D, O'Connor M. Replaying the game: hypnagogic images in normals and amnesics. Science 290(5490):350-353, 2000. DOI 10.1126/science.290.5490.350.

Rasch B, Born J. About sleep's role in memory. Physiological Reviews 93(2):681-766, 2013. DOI 10.1152/physrev.00032.2012.

Siclari F, Baird B, Perogamvros L, et al. The neural correlates of dreaming. Nature Neuroscience 20:872-878, 2017. DOI 10.1038/nn.4545.

Eraclito, frammento 89 (Diels-Kranz 22 B89), tramandato da Plutarco. Testo presocratico.

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