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Cosa succede quando meditiamo
Meditare non spegne il cervello: lo accorda. Nei praticanti esperti l'attività si fa più sincrona e la corteccia cambia. La coscienza non è fissa, si allena. E notarsi è esattamente cio che manca al volante.
Immaginiamo la meditazione come uno spegnersi, un fare il vuoto. Il cervello dice il contrario: quando un praticante esperto medita, non si spegne, si accende in modo ordinato. La misura lo mostra.
Nel laboratorio di Richard Davidson, a Madison, alcuni monaci tibetani con decine di migliaia di ore di pratica hanno meditato con l'EEG in testa. Durante la meditazione sulla compassione, l'attività elettrica ha mostrato onde gamma - intorno ai 40 Hz - di ampiezza altissima e, soprattutto, molto sincrone: aree lontane del cervello che oscillano insieme, allo stesso ritmo. Ampiezze tra le più alte mai registrate in persone sane, e tanto più grandi quanto più lunga la pratica (Lutz e colleghi, 2004). La sincronia è la firma di un cervello più unito e insieme più differenziato: la stessa cosa che, altrove, chiamiamo coscienza intensa.
E non è solo uno stato che va e viene: è un allenamento che cambia l'organo. Chi medita da anni ha una corteccia più spessa nelle regioni dell'attenzione e dell'ascolto del corpo (Lazar e colleghi, 2005), e le sue reti dell'attenzione lavorano in modo diverso, più efficiente nel tenere il fuoco fermo a lungo (Brefczynski-Lewis e colleghi, 2007). L'attenzione è un muscolo, e si allena.
ध्यान
sanscrito · dhyāna
La meditazione come attenzione raccolta. La parola viaggiò verso oriente e diventò chan in Cina, zen in Giappone: la stessa pratica, un solo filo.
È di nuovo la tesi di questo pilastro. La coscienza non è una lampada a intensità fissa: sulla soglia può salire. I monaci mostrano che il soffitto è più alto di quello che chiamiamo veglia normale, e che ci si arriva non per caso, ma per allenamento.
E la strada? Qui il legame è semplice e onesto. La meditazione, tolto tutto il resto, è attenzione rivolta all'attenzione: accorgersi di com'è il proprio stato, adesso. Il conducente assonnato fallisce esattamente in questo: la soglia la attraversa senza accorgersene. Non serve essere monaci. Ma i primi messaggi della sonnolenza - la palpebra che pesa, il pensiero che scivola, il chilometro che non si ricorda - si possono cogliere, se l'attenzione sta ascoltando. Quello che i monaci allenano per anni, alla strada bastano pochi secondi onesti: notarsi, e fermarsi.
manopubbaṅgamā dhammā
"tutte le cose sono precedute dalla mente." Cio che accade dopo comincia da dove poniamo l'attenzione.
Dhammapada, 1
Meditare non è fuggire dalla soglia: è imparare a starci svegli. Anche al volante, per il tempo di accorgersene.
Fonti
Lutz A, Greischar LL, Rawlings NB, Ricard M, Davidson RJ. Long-term meditators self-induce high-amplitude gamma synchrony during mental practice. PNAS 101(46):16369-16373, 2004. DOI 10.1073/pnas.0407401101.
Lazar SW et al. Meditation experience is associated with increased cortical thickness. NeuroReport 16(17):1893-1897, 2005. DOI 10.1097/01.wnr.0000186598.66243.19.
Brefczynski-Lewis JA et al. Neural correlates of attentional expertise in long-term meditation practitioners. PNAS 104(27):11483-11488, 2007. DOI 10.1073/pnas.0606552104.
Dhammapada, 1 (verso di apertura). Testo buddhista in pali.