Home · La Soglia · I quattro stati
Drive Awake · La Soglia
I quattro stati
Veglia, sogno, sonno profondo e un quarto stato. Una mappa antica pone la domanda che la scienza si pone ancora: il sonno profondo è davvero vuoto? E perché al volante crediamo che esistano solo due stati.
Duemila anni fa, un testo brevissimo aveva già disegnato una mappa della coscienza. La Māṇḍūkya Upaniṣad, dodici versi in tutto, dice che la mente non ha due stati ma quattro, e li lega alle tre parti del suono Auṃ più il silenzio che le segue: la veglia (jāgrat), il sogno (svapna), il sonno profondo senza sogni (suṣupti) e un quarto, turīya.
La cosa sorprendente è il terzo. Per il senso comune il sonno profondo è il buio, il niente. La tradizione dice l'opposto: suṣupti non è un vuoto, è uno stato pieno, indiviso, di pace. Non che lì non accada nulla; è che non ne riportiamo niente. La coscienza, dice il testo, non si spegne mai del tutto: cambia forma, e a volte semplicemente non lascia traccia.
È esattamente la domanda che la scienza si pone ancora oggi. Per molto tempo il sonno profondo è stato trattato come coscienza spenta. Ma quando si svegliano le persone da qualunque fase e si chiede loro, alcune riferiscono un'esperienza anche dal sonno profondo, e alcune dicono: stavo vivendo qualcosa, ma non so dire cosa. Se la coscienza sparisca davvero nel sonno senza sogni, o diventi soltanto non raccontabile, resta una questione aperta (Windt, Nielsen e Thompson, 2016).
E il sogno non abita solo il sonno REM. Siclari e colleghi, svegliando i dormienti centinaia di volte, hanno visto che l'esperienza onirica segue una zona calda posteriore del cervello e può comparire anche nel sonno profondo. Non è la fase del sonno a segnare la coscienza, ma la presenza o l'assenza di esperienza (Siclari e colleghi, 2017). Di nuovo: non un interruttore, ma una trama che si sposta.
तुरीय
sanscrito · turīya
"Il quarto". Non uno stato in più accanto agli altri, ma il fondo su cui gli altri tre riposano: la presenza silenziosa che c'è nella veglia, nel sogno e nel sonno profondo allo stesso modo.
I quattro non sono i gradini di una scala che scende nel niente. Il quarto corre sotto tutti gli altri, come il filo su cui sono infilate le perle. La veglia non è la cima e il sonno profondo il fondo: sono forme, e qualcosa di continuo le tiene insieme.
E la strada? Sulla strada usiamo solo due parole, sveglio e addormentato, come se tra loro ci fosse una linea netta. Non c'è. Tra la veglia e il sonno esiste una zona reale e abitata - la sonnolenza, il primo scivolare del sonno locale - e la mappa dei quattro stati è onesta lì dove il nostro modello ingenuo non lo è. Il pericolo non è addormentarsi al volante: è credersi del tutto svegli mentre si è già sulla soglia.
śāntaṃ śivam advaitam
"quieto, benigno, senza secondo." Così il testo descrive il quarto stato.
Māṇḍūkya Upaniṣad, 7
Prima di partire, vale la pena ricordare che tra lo sveglio e l'addormentato non c'è una porta, ma una soglia.
Fonti
Māṇḍūkya Upaniṣad (con le kārikā di Gauḍapāda). Testo della tradizione vedāntica.
Windt JM, Nielsen T, Thompson E. Does consciousness disappear in dreamless sleep? Trends in Cognitive Sciences 20(12):871-882, 2016. DOI 10.1016/j.tics.2016.09.006.
Siclari F, Baird B, Perogamvros L, et al. The neural correlates of dreaming. Nature Neuroscience 20:872-878, 2017. DOI 10.1038/nn.4545.