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Cosa la scienza non sa
La scienza misura il sonno e la coscienza sempre meglio, dall'esterno. Ma una domanda resta aperta, forse per sempre: perché c'è un dentro? E al volante quel dentro è un buio che nessun sensore vede.
La scienza ha imparato moltissimo sul sonno e sulla coscienza: li misura, li mappa, li prevede. Ma c'è una domanda a cui non ha risposto, e forse non risponderà: perché c'è un dentro? Perché tutta quell'attività del cervello si accompagna a qualcosa che si prova?
Quello che la scienza sa fare, lo fa bene. Con un breve impulso magnetico e l'EEG si ottiene un indice della coscienza, alto nella veglia e nel sogno, basso nel sonno profondo (Casali e colleghi, 2013). Si misura il livello dall'esterno, si mappano i correlati, si prevedono gli stati. È un progresso reale, non poco.
Ma resta un salto che non si colma. Misurare i correlati non è spiegare l'esperienza. Perché quell'attività dovrebbe accompagnarsi a un vissuto, invece che a nulla? David Chalmers lo ha chiamato il problema difficile: i problemi facili - come il cervello elabora, presta attenzione, riferisce - sono ardui ma affrontabili; il difficile è perché ci sia un'esperienza (Chalmers, 1995).
ignoramus et ignorabimus
latino · Emil du Bois-Reymond, 1872
"non sappiamo e non sapremo." Il fisiologo lo disse dei limiti della scienza della natura, proprio a proposito della coscienza. Un secolo e mezzo dopo, la domanda è ancora lì.
Thomas Nagel lo ha reso un'immagine. Anche con la descrizione fisica completa del cervello di un pipistrello, non sapremmo com'è essere un pipistrello: il carattere soggettivo dell'esperienza sfugge al racconto oggettivo (Nagel, 1974). Il dentro si raggiunge solo da dentro.
Non è una resa, è un'onestà. Una scienza che conosce i propri bordi è più affidabile di una che promette troppo. Noi raccontiamo la scienza e anche dove finisce.
E la strada? La sonnolenza la misuriamo dall'esterno: tempi di reazione, EEG, il ritmo circadiano, i biomarcatori. Cose vere e utili. Ma l'attimo vissuto in cui un conducente scivola nel sonno è un buio in prima persona che nessun sensore vede da fuori. Gli strumenti possono dire "il rischio è alto"; non possono stare dentro il secondo in cui il mondo si spegne. Per questo conta il notarsi, e per questo la prevenzione viene prima della persecuzione: quella soglia, alla fine, si attraversa da soli.
Il sonno lo misuriamo da fuori. L'attimo in cui ti prende, no.
Quel confine lo attraversa una persona sola, e nessuno strumento le sta dentro.
La mappa onesta ha un bordo. Sulla strada, quel bordo è proprio dove comincia la cura.
Fonti
Chalmers DJ. Facing up to the problem of consciousness. Journal of Consciousness Studies 2(3):200-219, 1995.
Nagel T. What is it like to be a bat? The Philosophical Review 83(4):435-450, 1974. DOI 10.2307/2183914.
Casali AG et al. A theoretically based index of consciousness independent of sensory processing and behavior. Science Translational Medicine 5:198ra105, 2013. DOI 10.1126/scitranslmed.3006294.
Emil du Bois-Reymond, Über die Grenzen des Naturerkennens, 1872 ("ignoramus et ignorabimus"). Testo storico.