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Spirito, anima, incoscienza
Abbiamo molte parole per l'interno e nessuna prova di cosa sia. La scienza ne misura i correlati; l'esperienza resta oltre lo strumento. E al volante, l'incoscienza smette di essere una parola.
Abbiamo molte parole per l'interno e nessuna prova di cosa sia. Spirito, anima, mente, coscienza. E, all'estremo, incoscienza: la parola con cui nominiamo la sua assenza. Sono nomi di piani diversi, e vale la pena non confonderli.
Le tradizioni hanno nominato l'interno molto prima di poterlo misurare. Quasi ovunque, con la parola del respiro: anima e spiritus in latino sono il fiato, psyché in greco è insieme anima e soffio, rūaḥ in ebraico è vento e spirito, prāṇa in sanscrito è il respiro vitale. Chiamare l'interno col nome del fiato non era ingenuità: era la miglior misura disponibile, il segno più vicino della vita che va e viene.
ψυχή
greco · psyché
Anima e respiro insieme. Da qui "psiche": l'interno chiamato col nome del fiato.
La scienza, oggi, misura i correlati. Non l'anima, ma le tracce fisiche degli stati di coscienza. Un impulso magnetico sulla corteccia e la risposta che si propaga: se l'eco è ricca e complessa, c'è coscienza; se è povera e locale, no. È l'indice di complessità perturbazionale, che distingue la veglia dal sonno profondo e dall'anestesia con un numero (Casali e colleghi, 2013). Le teorie si contendono il perché: l'informazione integrata (Tononi, 2004), lo spazio di lavoro globale che "accende" un contenuto (Dehaene e Changeux, 2011). Sono mappe potenti dell'interno visto da fuori.
Ma resta una domanda che nessuna misura tocca. Perché a tutta questa attività corrisponde un'esperienza in prima persona, un "com'è" essere svegli? David Chalmers l'ha chiamato il problema difficile della coscienza (Chalmers, 1995). Possiamo dire quando la luce è accesa, non perché ci sia qualcuno dentro a vederla. La scienza misura il correlato; l'esperienza in sé resta, per ora, oltre lo strumento.
E l'incoscienza? È la parola più fraintesa. Non è un vuoto, è uno stato: il correlato si abbassa, l'eco si fa povera, l'interno si spegne a tratti. Nel sonno profondo accade con ordine e permesso. Altrove no.
Perché la strada è dove l'incoscienza smette di essere una parola e diventa un fatto. Il microsonno è esattamente questo: l'interno che si spegne per pochi secondi mentre il corpo continua a guidare. Non un'anima che vola via, ma un correlato che crolla al momento sbagliato. L'incoscienza che temiamo è quella che prende il volante senza di noi. È il pericolo senza segnale.
anima · spiritus · psyché · rūaḥ · ātman
ogni lingua ha chiamato l'interno col nome del respiro. Sulla strada, quel respiro non deve mai andarsene da solo.
Drive Awake
Non sappiamo cosa sia l'interno. Sappiamo che, al volante, non deve spegnersi. Basta e avanza per restare svegli.
Continua sulla soglia: Il fratello della morte →Fonti
Casali AG, Gosseries O, Rosanova M, Boly M, ... Massimini M. A theoretically based index of consciousness independent of sensory processing and behavior. Science Translational Medicine 5(198):198ra105, 2013. DOI 10.1126/scitranslmed.3006294.
Tononi G. An information integration theory of consciousness. BMC Neuroscience 5:42, 2004. DOI 10.1186/1471-2202-5-42.
Dehaene S, Changeux JP. Experimental and theoretical approaches to conscious processing. Neuron 70(2):200-227, 2011. DOI 10.1016/j.neuron.2011.03.018.
Chalmers DJ. Facing up to the problem of consciousness. Journal of Consciousness Studies 2(3):200-219, 1995.