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Quando un'isola decide di fermarsi

Nyepi, la cultura della veglia e una domanda per la sicurezza stradale.

Voce · cultura
Pubblicato: 23.08.2026
Una strada deserta di Kuta, a Bali, durante il Nyepi del 2012: carreggiata vuota, alberi e tetti, nessun veicolo.
Una strada di Kuta durante il Nyepi, 2012. Foto: Davidelit, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0 (ritaglio).

La sentenza

Il 20 agosto 2026 il tribunale distrettuale di Denpasar ha condannato a un anno di carcere un cittadino svizzero di 26 anni. Durante il Nyepi di marzo, il Giorno del Silenzio balinese, era uscito dal suo alloggio, aveva raggiunto una spiaggia e aveva pubblicato su Instagram video in cui definiva la tradizione "crazy", con un'aggiunta volgare. In aula si è scusato: non voleva insultare nessuno, ha detto, aveva fame e non aveva capito fino in fondo le restrizioni. Il giudice ha risposto che quei gesti avevano ferito la fede di un popolo. La condanna si fonda sull'articolo 301 del nuovo codice penale indonesiano, che protegge il sentimento religioso.

Un'isola che si ferma

Per capire la sentenza bisogna capire il giorno. Nyepi apre l'anno nuovo del calendario lunare Saka ed è costruito attorno a quattro astensioni, il Catur Brata Penyepian: niente fuoco e niente luce, niente lavoro, niente svaghi - e amati lelungan, niente spostamenti. Per ventiquattro ore un'isola intera resta ferma. Le strade si svuotano, l'aeroporto chiude, la notte torna buia. Non è una domenica lunga: è un atto collettivo di silenzio e introspezione, sorvegliato e condiviso.

Grammatiche del tempo

Visto da fuori, un giorno in cui non si può uscire può sembrare soltanto una privazione. È qui che il caso smette di essere una notizia di cronaca e diventa una domanda: sulle stesse strade convivono grammatiche del tempo diverse, e ciò che per una cultura è sacro, per un'altra può risultare incomprensibile. Non serve ridicolizzare un turista né idealizzare un'isola. Serve notare la distanza.

Perché la distanza riguarda anche noi. Le nostre società hanno costruito un intero arsenale per non fermarsi: caffeina, bevande energetiche, turni, notifiche, sistemi di assistenza che vegliano al posto nostro quando la vigilanza cala. Quasi tutto ciò che inventiamo attorno alla stanchezza serve a continuare. A Bali, almeno per un giorno all'anno, l'intera comunità considera legittimo - persino necessario - il contrario.

Cosa c'entra con noi

La sonnolenza contiene una decisione

Drive Awake si occupa di sonnolenza alla guida, e la sonnolenza non è solo fisiologia: contiene una decisione. Chi ha sonno al volante spesso lo sa - e continua lo stesso, perché deve arrivare, consegnare, finire il turno, non perdere tempo. Il bisogno di dormire è universale; il modo in cui organizziamo sonno e veglia, e la legittimità che diamo al fermarci, è in larga parte culturale. L'antropologia del sonno lo documenta da decenni: cambiano gli orari, i luoghi, le forme - e cambia quanto una società ti permette di dire "ora mi fermo".

La domanda che resta

Nyepi non è una misura di sicurezza stradale e non vogliamo travestirlo da prevenzione: la connessione è culturale, non scientifica. Ma quando l'isola riaccende le luci e le strade tornano a riempirsi, la domanda resta, e vale anche sulla A2: se fermarsi fosse un valore, e non una sconfitta, quanti continuerebbero comunque?

Fonti

Euronews/AP, 20.08.2026 (sentenza del Tribunale distrettuale di Denpasar).
ABC News, agosto 2026 (cronaca del processo).
The Bali Times, agosto 2026 (base giuridica: art. 301 c. 1 del nuovo codice penale indonesiano).
I D.P. Sutjana, Cultural Approach to Reduced Traffic Accident in Bali, Università Udayana, atti APOSHO 2005 (contesto culturale).

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